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Gli Internati Militari Italiani
Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945
di Marco Palmieri e Mario Avagliano  
prefazione di Giorgio Rochat - Einaudi 2009
 
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 oltre 600.000 militari italiani rifiutarono di continuare la guerra al fianco dei tedeschi e scelsero di non aderire alla Repubblica Sociale Italiana. La conseguenza del loro no fu la deportazione e l’internamento nei lager nazisti, non come prigionieri di guerra ma con lo status mai utilizzato prima di IMI, Internati Militari Italiani. La loro fu una scelta di resistenza, a causa della quale andarono volontariamente incontro alla triste condizione che fu più simile a quella dei deportati politici. Molti di loro vennero costretti al lavoro coatto. Circa 50.000 morirono a causa della fame, degli stenti, delle violenze e dei bombardamenti. Altri duecentomila, invece, fecero la scelta opposta e decisero di aderire, per motivazioni ideologiche, ma anche per paura, ricatto, incertezza e confusione. Questa pagina sconosciuta della partecipazione italiana alla seconda guerra mondiale, della fine del regime fascista, della guerra di librazione italiana ed europea e della guerra civile tra italiani tra il 1943 e il 1945, torna a rivivere in un libro che la ricostruisce e la racconta con la voce e con gli occhi dei protagonisti che l’anno vissuta, grazie a centinaia di loro lettere e diari inediti, raccolti in tutta Italia, scritti in quei drammatici giorni.
 
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Internati Militari Italiani
Saggi    
Breve storia dell’internamento militare in Germania, “le porte della memoria”, ANRP, 1/2008http://www.anrp.it/edizioni/porte_memoria/2008_01/pag_35_palmieri_avagliano.pdfshapeimage_3_link_0
Diari e lettere come fonte storica
 
Nel dopoguerra la storia e la memoria degli IMi ha finito ben presto per essere dimenticata. Solo di recente gli studi hanno fatto qualche passo in avanti, specie grazie alle ricerche di autori tedeschi e all’impegno di associazioni dei reduci, come l’ANEI e l’ANRP, e istituti storici della resistenza di tutta Italia. Una delle motivazioni del ritardo storiografico accumulato in questi è rappresentata dalla scarsa disponibilità di fonti in tema di prigionia. I documenti «ufficiali» italiani sono per lo più schede di rimpatrio e pratiche per la pensione, ma sono andati dispersi tra mille uffici amministrativi, distrutti, oppure coperti da limiti di privacy. I documenti di parte straniera sono di altrettanta difficile reperibilità o sono stati deliberatamente distrutti dai nazisti responsabili di una gestione sistematicamente criminale dei prigionieri. Salvo qualche Relazione, però, i documenti «burocratici» costituiscono una importante banca dati statistica – di grande importanza per gli storici – ma non forniscono ulteriori informazioni sulle reali esperienze vissute in prigionia. Per indagare questi aspetti, dunque, oltre le testimonianze rese successivamente dai reduci, restano i pochi «effetti personali» che essi riuscirono a tenere con sé dopo la guerra: cartoline, lettere, diari, appunti, fotografie (molto rare) e disegni, che oggi sono per lo più sparsi in innumerevoli micro-archivi familiari. A questo genere di fonti ci siamo rivolti - con una ricerca capillare in tutta Italia - per approfondire la storia degli IMI e delle altre prigionie.








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