Dall’introduzione di Alessandro Portelli:
documentare dall’interno aspetti concreti, quotidiani, dell’esperienza della guerra, della Resistenza, dell’internamento, ma soprattutto per dare consistenza concreta ed eloquente a quello che, con felice immagine, Claudio Pavone ha chiamato “la moralità nella Resistenza”. Per quali ragioni, con quali sentimenti, con quale bagaglio culturale e ideale ciascuno individualmente ha scelto di resistere, andando in montagna o rifiutando l’adesione alla Repubblica Sociale: di questo ci parlano le lettere, i diari, i “testamenti” raccolti con scrupolo e passione da Mario Avagliano. Lettere e diari hanno il pregio inestimabile, assai caro alla tradizione storiografica, di essere fonti coeve, non filtrate quindi dal tempo e dalla memoria (anche se, correlativamente, prive dei vantaggi della prospettiva). Certamente, pochi documenti possono rendere conto con più puntualità ed eloquenza dello stato d’animo di quel tempo, di quanto non facciano queste pagine vergate nella pienezza del tempo, i diari che analizzano le modalità e le ragioni della scelta partigiana nel pieno del suo farsi, quegli ultimi scritti, le lettere dei condannati a morte, o i testamenti spirituali, dove convergono la tragedia del presente, la memoria degli affetti e l’insegnamento per il futuro”